Oggi apro una piccola parentesi per raccontarvi perchè e come ho cambiato vita.

In tanti me lo chiedono, in tanti si meravigliano, in tanti non capiscono… quindi ho deciso di rispondere 🙂

Perchè ho deciso di fare questo lavoro?

La domanda non è per nulla banale e, a volte, la si dà per scontata, ma ho visto che metterlo nero su bianco ti aiuta a diventare più consapevole del perchè continui a sforzarti ogni giorno, cercando di non soccombere a questa società che ci vuole tutti catalogati e senza idee.

Ho lavorato in banca per anni e l’unica nota positiva per me era il contatto con il pubblico.

Se vi chiedete perchè ho cambiato vita, questo era ciò che scrivevo mentre lavoravo 5 giorni su 7 davanti ad un computer, soggiogata da attacchi di panico continui:

MANIFESTO DI UNA VITA
SBAGLIATA

Non si può creare un tale clima di oppressione, dove una vita fatta di spinte tra poveri che lottano per un contratto o un posto di lavoro, risulta essere la normalità.
Rimango a guardare da dietro le sbarre la vita che fuori scorre. Dentro il tempo si è fermato, l’aria condizionata blocca ogni mutamento climatico, ed è così che inizi a perdere il primo contatto con la realtà, vestendoti sempre per i 20 gradi…
Inverno o estate, nulla cambia. Gli sguardi, l’intolleranza, le incomprensioni. Tutti intorno mi dicono di accettare la situazione, mandare giù “il rospo” e andare avanti. Tanto, se non ci sono io, ci sarà qualcun altro disposto a uccidersi per quello che ho.
Così continuo giorno dopo giorno, attacco di panico dopo crisi respiratoria, ad entrare in quel palazzo che, da fuori, tutto sembra tranne un’azienda. I tornelli all’entrata, gli spazi comuni, i minuti scanditi, le righe per terra… io non sono mai stata in carcere ma deve essere molto simile!
Come piccoli soldati tutti composti a fare lo spettacolo davanti ai clienti, ma quando il cliente non c’è cosa accade? Niente sorrisi, il buonumore rovina la produttività. Perdi tempo ridendo, sei impazzito? Il muso? No, scherzi vero? Se sei triste per questo lavoro non sai che cos’altro c’è fuori… non hai carattere!
Hai poca fiducia in te stesso, non pesti i piedi ai colleghi!
Questa è solo una minima parte delle cavolate croniche che sento ogni giorno. Da due anni un ciclo continuo di lavaggio del cervello
E poi…
E poi ad un tratto, durante la pausa pranzo, esci, sei in mezzo alla strada ed è lì che te ne accorgi… è agosto! È Agosto e nemmeno te ne eri accorto. Vivevi in un mondo parallelo, senza bianchi e senza neri, senza colori. Solo il grigio pervadeva la tua vita, la tua anima e il tuo umore.
Ora però hai la consapevolezza. Hai la visione del dentro e del fuori.
Sei in trappola!
Bloccata dalla situazione mondiale, tutto il mondo ti è contro….
C’è la crisi! La crisi è in ogni settore, se lasci il lavoro rimarrai a casa per sempre.
La famiglia ti è contro…
Mi dispiace per te, ma per ora io riesco si e no a tirare fuori il mio di stipendio da questo lavoro. Cerca di tenere duro.
Tu rimani lì, attonito a guardare da spettatore le tue azioni. Come quando nei film vedi l’anima che lascia il corpo. Solo che tu sei vivo.
SEI VIVO!
Ma tutti preferiscono che te ne dimentichi.
È più facile far fare agli altri quello che vuoi se si “scordano” di essere vivi. È per questo che così spesso si “riscrivono” i libri di storia: così ci si può dimenticare delle nostre colpe senza sentirsi male, o ci si può dimenticare per cos’hanno lottato i nostri genitori.
Hanno lottato, e l’hanno fatto bene. Sono riusciti a vincere battaglie che sembravano impossibili, ma, se ora si parla con loro, i loro figli devono tacere, perché se no si può perdere quello che, con tanto sforzo, avevano ottenuto.
Ma persone che erano così piene di ideali, possono smettere di lottare solo perché ora una casa ce l’hanno? Si può cancellare la propria identità per uno stipendio? L’orgoglio di per sé magari risulta sbagliato, ma perdere la possibilità di vivere? Ci fanno credere che la vita sia degna solo se ci compriamo un vestito firmato, ma dopo 10 minuti che è stato messo nell’armadio alla fine abbiamo bisogno di comprarne un altro. Forse allora non può essere questa la vita.
Questa vita preconfezionata a me risulta stretta.
Come la fenice, voglio rinascere dalle mie ceneri.
Se questa non è la mia vita, ricomincerò da capo, ne creerò una su misura per me.
La crescita personale è sopra ogni cosa. Ogni momento che ti può migliorare è ben accetto, ma che tutti la smettano di dire che stare male ti farà crescere. Ti farà avere più consapevolezza di te stesso soltanto se sarà una lezione di vita. Se le persone che orbitano intorno a te ti fanno credere di esserti amiche, trattandoti come se fossero superiori, in maniera finto gentile e creandoti anomalie di sistema dentro di te, non sono persone da considerare. Lasciamo che questo tipo di persone si autodistruggano tra di loro. Creiamo un mondo diverso. L’universo con il bug è questo. Se crei un modello sbagliato non continui a lavorare su quello, anche perché il risultato sarà errato. Voglio creare un mondo corretto. Un’utopia senza confini, senza sbarre alle pareti, senza righe per terra. Voglio che il ticchettio dell’orologio sia il suono che ti rilassi dopo una giornata di lavoro, non quel rumore che ti tiene sveglio con l’ansia di aver ancora poca vita a tua disposizione prima di ritornare a disposizione altrui.
Tu, sei tuo, anche se qualcuno ti paga per svolgere un lavoro, resti sempre tuo!
Nessuno può esigere cose che non siano conformi al te come persona. Se tutti ci pieghiamo ad ogni richiesta, pensiamo a cosa potrebbero chiedere ai nostri figli.”

Beh, se siete arrivati a leggere fino a qui, credo abbiate capito il mio perchè, perchè ho cambiato lavoro e, soprattutto, perchè ho cambiato vita.

Ho guardato dentro di me, e ho intravisto la mia essenza che piangeva, moriva a poco a poco, nascosta dai grigi perenni…

La mia anima ha bisogno di colori, di creare. Finalmente mi sento una persona, e riconosco il  mio potenziale e le mie capacità, ho voglia di conoscere e non di adagiarmi, ho passione per quello che faccio e la comunico nella maniera migliore e più vera al mondo: con lo sguardo! Siamo esseri umani e l’essere umano è fatto per creare, per amare, per scoprire, stupirsi e tornare ad amare!

Il make-up per molti può significare superficialità, per qualcuno può essere omologazione, ci si può vedere anche un modo per nascondersi… ma non per me! L’immaginazione, la creatività, la fiducia in noi stesse, la sicurezza, tutto questo può aumentare ed essere il nostro punto di forza grazie a colori, pennelli e fantasia.

Ho iniziato a truccarmi in età avanzata 🙂 … avevo 28 anni quando ho scoperto questa passione. Mi avevano detto che non sapevo disegnare e che non avevo l’arte nelle vene… ed invece ho scoperto che quando gli altri non sanno o pensano di non potere fare qualcosa, dicono a te che non puoi farla.

Io URLO A TUTTI che chiunque può fare tutto, basta volerlo… e soprattutto, non c’è un’età per capirlo! Vorrei che questo fosse chiaro a tutti, perchè le risposte non le troveremo mai attraverso gli altri, ma solo dentro di noi.

Manca di fiducia in se stesso chi si fa bello per altri o rispondendo a canoni prestabiliti. Io vorrei che le persone che si fanno truccare da me si sentano bene con loro stesse e che abbiano fiducia in quello che io vedo in loro, riuscendo a far risplendere quella scintilla che pensavano di aver perso. Ritrovare e rivedere, con i loro occhi, la loro unicità.

Voglio fare la differenza per questo. Non per creare immagini stereotipate o in serie, ma per tirare fuori il meglio da ognuna di noi. Per esprimere la creatività che abbiamo dentro, ma che la società ci ha insegnato a non utilizzare ed a rinnegare perchè classificata come inutile. La creatività sprigiona la nostra energia e, senza energia, siamo solo zombie tra altri zombie.

Non voglio diventare “famosa”, non mi interessa. L’unica persona da cui ho la necessità di essere apprezzata SONO IO… e questo è il percorso più sofferente e difficile che ci sia… ma sono fortemente convinta che sia l’unico vincente a lungo termine. Conoscermi, sfidarmi a migliorare, rimanendo fedele a quello che fa stare bene me…

Tutto è iniziato per caso, è stato l’inizio di un percorso, del “mio” percorso, per tornare a guardare l’interno e non l’esterno. I colori, i trucchi, i pennelli, sì, è vero, possono essere mezzi per indossare maschere e nasconderti o sentirti parte del mondo, creando un’immagine socialmente accettata, ma possono essere i mezzi per andare a fondo, capire chi sei, come ti senti veramente, come cambia il tuo umore e come esternare a te stessa, la vera te, che tenevi nascosta.

per questo, per non cambiare me, ho cambiato vita!

Lo consiglio a tutti!

No, non di fare i truccatori, ma di essere sempre fedeli a se stessi e non arrendersi alla società!